Il significato di Dīvalī e del mese di Kārttika secondo l’Astrologia Vedica

Il significato di Dīvalī e del mese di Kārttika secondo l’Astrologia Vedica

Un mese speciale

Avete mai sentito parlare di Dīvalī, o Dīpāvalī? Sapete che siamo nel mese di Kārttika, chiamato anche Dāmodara māsa?  

Il calendario soli-lunare pūrṇimānta (pūrṇimā + anta, luna piena alla fine), che segna la fine del mese vedico proprio il giorno di luna piena, viene utilizzato nel Nord dell’India per le commemorazioni e le festività sacre.

Il 24 Ottobre è stato pūrṇimā, il giorno di luna piena e il mese di Aśvina si è concluso. Il 25 Ottobre è iniziato il mese di Kārttika e durerà fino al 22 Novembre. Anche chiamato Dāmodara māsa per la bellissima storia che vede come protagonista Kṛṣṇa bambino. In questo mese gli yogi e gli spiritualisti intensificano le loro meditazioni perché c’è una maggiore connessione ed è possibile andare più in profondità nelle proprie realizzazioni.

È il mese in cui si accendono in tutte le case delle candele e delle lampade per portare la luce. La luce indica la conoscenza e la devozione. Perché conoscenza e devozione sono le due luci che possono far risplendere le parti più oscure della nostra vita.

Questo mese contiene un grande numero di celebrazioni e festività che possono essere spiegate a molteplici livelli. In questo articolo ci limitiamo a trattare alcuni aspetti, soprattutto in relazione all’Astrologia Vedica.

La luce in Astrologia Vedica

Astrologicamente parlando, la luce e il calore sono proprietà di Agni Tattva, dell’elemento fuoco. In particolare i due pianeti che reggono il fuoco sono il Sole e Marte. Il Sole, in particolare, rappresenta il sé, la spiritualità ed è per questo considerato il re naturale della Carta Natale.

Quindi offrendo la luce di una candela al Divino (in sanscrito Deva, da div, luce) stiamo potenziando Agni, stiamo potenziando il nostro Sole.

Ma perché proprio in questo mese?

Il significato di Dīvalī e del mese di Kārttika secondo l'Astrologia Vedica 1

Sole in Bilancia

Per gran parte del mese di Kārttika il Sole è in Bilancia. Bilancia è il Segno in cui il Sole è in debilitazione. Quando il Sole è in debilitazione ha meno possibilità di illuminare. Ha bisogno di un supporto, ha bisogno di luce. Per questo offriamo del fuoco, per supportare il Sole in questo passaggio.

La Bilancia è la naturale Casa Sette e rappresenta il tramonto. Il tramonto è il momento in cui la luce del Sole scompare gradualmente.

D’altro canto, il Sole in debilitazione indica che il Sé, l’anima, è più prona ad essere umile. Proprio come un re che ha perso il suo regno. L’umiltà è una delle caratteristiche necessarie per poter accedere a comprensioni maggiori (privi dell’arroganza di sapere) e predispone all’Amore (in cui dobbiamo mettere da parte il nostro ego).

La Luna prende il sopravvento

Se il Sole è meno forte, l’astro che ci dà luce è la Luna. Per Parāśara, il saggio patrono dell’astrologia, ogni pianeta è associato ad una particolare forma divina. Il Sole è Rāmacandra della dinastia solare, mentre Kṛṣṇa è la Luna, proveniente dalla dinastia lunare.

Perciò questo mese è rivolto particolarmente a Kṛṣṇa, in particolare al racconto in cui la madre lega Kṛṣṇa bambino perché ha rubato dello yogurt. Sia Kṛṣṇa, che la madre, l’infanzia, le emozioni, il servizio ed i prodotti del latte sono rappresentati in Astrologia Vedica dalla Luna. Recitando questo racconto in sanscrito e offrendo una candela di ghi (burro chiarificato) si omaggia – con uno spirito di umiltà e devozione – la fonte primordiale della bellezza, del piacere e dell’amore. Namāmīśvaraḿ sac-cid-ānanda-rūpaḿ.

Il massimo del buio

Durante il mese di Kārttika celebriamo il festival della luce il giorno di Dīpāvalī o Dīvalī. Quest’anno il 7 Novembre. In questo giorno non solo il Sole è in debilitazione in Bilancia, come un Sole in tramonto nella Casa Sette, ma è anche il giorno di Amāvásyā, la Luna Nuova. Ovvero oggi anche la Luna sarà nera, non visibile. Ancora meno luce, ancora più oscurità. Per questo è antica tradizione accendere tante candele per illuminare la propria casa, in modo che la luce prevalga sempre.

Rama torna dall’esilio

Nel Rāmāyaṇa è narrata la storia di Rāma, un principe che venne allontanato dal trono e costretto all’esilio per 14 anni. 14 anni sono il periodo Saturno. Rāma è il Sole, il re a cui non è stato permesso di governare, il re che umilmente prende le vesti di un eremita e vaga per la foresta. Dīpāvalī è il giorno in cui questo re torna al suo regno e, in segno di celebrazione, e per illuminare la via, i suoi sudditi accesero milioni di luci e lampade nelle loro case e nelle strade della città. Per questo Dīpāvalī è la festa in cui chiediamo all’Amore divino di tornare nel nostro cuore e portare la luce del Sole. Accendiamo le candele del nostro affetto mentre simbolicamente illuminiamo e decoriamo le nostre case.

Un pensiero spirituale sulla luce dell’Amore

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Cosa dignifica Dāmodara? Dāman è la corda e Udara è l’addome. Dāmodara è colui che viene legato all’addome. Un addome speciale perché contiene all’interno tutto l’universo. Kārttika, o Dāmodara māsa, è il mese della luce. Dante direbbe che è l’inno alla “gloria di colui che tutto move; per l’universo penetra, e risplende; in una parte più e meno altrove.

Per un addome speciale serve una corda speciale. L’unica corda che può legare il divino è una corda fatta d’Amore. Ma solo un Amore con la “A” maiuscola. Un Amore senza tracce di egoismo, un moto dell’anima immotivato da interessi personali, perpetuo e ininterrotto. Non è forse questa la sostanza di cui tutti gli esseri hanno fame? Non è forse questo l’unico modo di colmare il vuoto dell’uomo?

Ma l’Amore è una strada a doppia corsia, ed è uno scambio in cui l’amato e l’amante si incontrano per legarsi. Perciò affinché questa divina corda ci leghi all’amato, mancano sempre due dita: il nostro sforzo nel sintonizzarci alle più alte frequenze, da una parte; e la grazia divina che reciproca al nostro impegno, dall’altra. Quest’immagine è l’archetipo dell’ontologica unione tra noi, infinitesimali scintille spirituali, e il Tutto, ovvero l’Amore stesso. È il simbolo di quell’eterna relazione. Perché è solo “l’Amor che move il sole e l’altre stelle.Namo rādhikāyai tvadīya-priyāyai.

Per questo motivo ogni sera viene offerta una candela: come un’offerta e come una richiesta. Come offerta della nostra gratitudine e come richiesta di poter accendere e far divampare quell’Amore divino nel nostro cuore.

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